Quanto dipendente sei dalla tecnologia?

wall-e

È agosto e sono in ferie quindi magari scrivo qualcosa di più “leggero” e più da quattro chiacchiere che da “fare consulenza”. Avete riconosciuto l'immagine dell'articolo? Tratta dal Disney Pixar Movie Wall-E?

Qualche anno fa lessi un articolo/sondaggio che misurava la e-besità; ovverosia il sondaggio si poneva lo scopo di misurare quanta tecnologia sei solito usare e quindi più ne usi più alto è il rischio che tu possa diventare e-beso. (chiedo scusa all'autore dell'articolo originale ma non riesco a trovare la fonte è passato troppo tempo)

Il neologismo aveva ovviamente un significato provocatorio mirato a scatenare un determinato tipo di riflessione dato che l’obesità in termini di salute non è proprio una bella cosa…

Non ricordo a memoria le domande ma erano più o meno queste:

  • Quanti computer hai in casa?
  • Hai un computer fisso e uno portatile?
  • Hai uno smartphone o più di uno?
  • Hai un tablet?
  • Hai un e-book reader?
  • Hai una o più console per videogiochi?

Il sondaggio era di qualche anno fa quindi ora dovremmo aggiungere anche le smartband o gli smartwatch.

Non ricordo se il sondaggio contemplasse anche gli apparati per l’intrattenimento video-ludico domestico come televisori o lettori dvd/blueray. In realtà se volessi attualizzare ancora di più l’articolo dovrei anche introdurre la domotica e il concetto dell’Internet delle cose (Internet of Things).

Ricordo che compilando il sondaggio il mio risultato fu catastrofico in quanto a e-besità, in pratica assegnavo una risposta “si ce l’ho” a qualsiasi domanda che mi venisse posta.

Mi capita spesso di riflettere su quanto davvero tutta questa tecnologia sia utile o meno e quanto sia solo un mero consumismo alla ricerca di un gadget più fine a se stesso che altro.

Non sono realmente in grado di rispondere alla domanda che mi pongo. Sono refrattario ai luoghi comuni del “si stava meglio quando si stava peggio” e cerco sempre di cercare un modo per osservare il problema dalle giuste prospettive, perché non può esservi mai un’unica assoluta risposta.

Uomini che usano strumenti o uomini schiavi degli strumenti? Uomini consapevoli dei loro strumenti o assimilati da essi?

Come spesso accade per osservare il mondo è necessario prima osservare se stessi e il proprio quotidiano.

Nel mio quotidiano la tecnologia è un driver primario. Ho una propensione sfrenata nel ricercare qualcosa che rivoluzioni i vari paradigmi. Proverei qualsiasi strumento tecnologico esistente pur di capire cosa posso farci con il solo scopo di “saperlo fare”.

Connetterei tutto a tutto per vedere cosa posso manipolare attraverso comandi avanzati di domotica con il mio smartwatch.

Da bambino fantasticavo sul mondo del domani e continuo a farlo in ogni momento. Cosa ci sarà domani? Cosa potrò fare con la tecnologia? Gli Ologlass di Microsoft saranno realtà? I Google Glass saranno davvero fruibili in tempi brevi? La realtà virtuale degli Oculus Rift darà una svolta? La tecnologia come cambierà il nostro modo di vivere e relazionarci?

Quando entro in contatto con un nuovo strumento tecnologico non mi limito ad “usarlo” ma voglio “conoscerlo” voglio sapere che tecnologia usa, come è prodotto, quali sono i concorrenti, voglio sapere se posso modificarlo più o meno facilmente, cerco online se ci sono community che sfruttano quel determinato strumento e che tipo di potenziale può erogare.

Insomma la mia è una passione, ma lo è per tutti? Se non si è “appassionati” ma si vogliono strumenti per il solo scopo unico di usarli, senza voler capire come sono fatti, allora probabilmente si può avere una minore e-besità vivendo felici e contenti. Trovo che sia un pensiero legittimo e più che comprensibile. Tutti guidano un’automobile ma non tutti conoscono a menadito il funzionamento del motore a scoppio o la differenza che c’è tra un motore benzina e un motore diesel.

Il sondaggio che lessi anni fa metteva in relazione la e-besità con la qualità della vita.

Diciamo che per la legge dei numeri il confronto tra queste due “misurazioni” ci può anche stare. Tuttavia non credo che tutti gli chef siano sovrappeso.

Quindi più che misurare la e-besità io misurerei la “consapevolezza” della tecnologia.

Mi piacerebbe confrontarmi con chi studia questo argomento, ma vorrei un confronto su basi scientifiche e sociologiche. “Le chiacchiere da bar” sono belle ma l’approfondimento lo è ancora di più.

Voi che ne pensate? Avete mai riflettuto su questo argomento? Siete e-besi? Quanta tecnologia c’è nel vostro lavoro? Vi invito a riflettere non solo sulla tecnologia consumer come smartphone e pc ma anche tecnologia dedicata al vostro mestiere.

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